Che cosa è il TRAUMA? 

 

Il Trauma, dal greco rottura, si riferisce ad un evento stressante che il sistema psichico non è in grado di integrare. Spesso viene causato da un evento vissuto come pericoloso, che minaccia di frammentare la coscienza. Il ricordo del trauma viene spesso rimosso perché doloroso. Il trauma, che rimane inconsapevole,  viene rivissuto ogni qualvolta una situazione scatenante si ripresenta. Possono emergere immagini, pensieri nascosti o ricordi, emozioni vissute durante il trauma, sentimenti di rabbia, irritabilità,  incubi, insonnia, paure, eccitazione acuta o stanchezza e mancanza di energia, senso di impotenza di fronte ad un’esperienza che rimane dissociata.

 

Cosa può provocare?

Nell’evento traumatico avviene il riprodursi obbligato delle rappresentazioni mentali relative al comportamento represso, la rivisitazione di un lontano avvenimento che può essere richiamato alla mente, anche dopo molto tempo, in quelle  situazioni in cui un ricordo inquietante si trasforma, a distanza di tempo, in un’idea così intensa da sovrapporsi alla realtà.

La difficoltà di attribuire un senso o un significato coerente può indurre una dissociazione che annulla le emozioni, una desensibilizzazione, che porta ad apparire freddi, distanti o preoccupati. Pensare lucidamente può risultare difficile, può causare problemi di memoria, depressione, perdita di autostima. I genitori traumatizzati possono avere difficoltà ad assistere il loro bambino, provare sentimenti di vuoto e disperazione, disregolazione emotiva, autolesionismo, dipendenza o attaccamento evitante, ostilità. Il trauma è causa di ansia. Ne sono esempi le esperienze di violenza fisica e psichica, l’abuso, il lutto, la malattia, gli incidenti o tutti quegli eventi che causino la perdita di sicurezza personale.

 

In che modo le persone reagiscono al trauma?

Nei momenti difficili le persone annullano la consapevolezza delle proprie emozioni e delle proprie azioni, così possono cercare di alleviare il dolore attraverso l’uso di meccanismi distruttivi e autodistruttivi nei confronti di se stessi o di altri, a reagire con attacchi di panico, o ricorrere a sostanze psicotrope come l’alcool.

Alcune volte il trauma viene ripetuto, ossessivamente, a causa di automatismi psichici che portano la persona a ripetere, in maniera compulsiva le stesse situazioni, come ad esempio la scelta dello stesso tipo di partner, o le stesse condizioni di sofferenza.

 

Ma cosa induce la ripetizione di eventi traumatici?

A partire dagli anni ’90, alcuni psicoanalisti e neuroscienziati hanno cominciato a condividere e a far interagire le rispettive conoscenze allo scopo di rendere intelligibili le relazioni tra vita psichica e sistemi neurobiologici ed arrivare per questa via ad una migliore comprensione dei processi della mente. Lo studio e le relazioni del cervello e dei processi della mente è da sempre oggetto di studio delle scienze.

Freud aveva dato il nome a questo fenomeno di “coazione a ripetere”. Attualmente studi scientifici hanno cercato di spiegare il meccanismo di queste ripetizioni. Gli studi dello psicologo canadese Donald Hebb negli anni 40 hanno dimostrato che, se uno stimolo presinaptico debole agisce contemporaneamente ad uno stimolo forte, esso acquista, in modo duraturo, uguale efficacia nell’attivare il neurone postsinaptico. Viene indotta, nella configurazione neurale così stimolata, una modificazione persistente della capacità di risposta, la cosiddetta “potenzialità a lungo termine”. In seguito, è sufficiente che la variante debole si colleghi al sistema potenziato perché si effettui la rivisitazione dell’evento originario. Tale associazione è stata confermata dalle ricerche biologiche di Kandel alla fine degli anni 90. Questi autori hanno dimostrato che il duplice stimolo, forte e debole, agisce, oltre che sui recettori ordinari, sopra un gruppo di recettori particolari, i quali fanno affluire all’interno del recettore postsinaptico una corrente di ioni di calcio capace di determinare un’attivazione genetica e la successiva produzione di un nuovo assetto proteico a carattere definitivo. Una estesa rete associativa riattiva in maniera inconsapevole la potenzialità del trauma psichico, dal momento che una circostanza, pensiero, comportamento affini alla scena originaria, dotata di una forte componente emotiva, acquista la capacità di riprodurre lo schema traumatico, se pure trasferito su contenuti recenti diversificati.

 

Perché alcune persone sono meno vulnerabili di altre?

Spesso, un evento doloroso si struttura come tale, a causa di una vulnerabilità dell’individuo o di mancanza di supporto nella struttura della sua rete sociale, come nel caso di relazioni difficili o dolorose, malattie, fallimenti personali, delicate interazioni di fattori individuali o ambientali. La percezione della gravità varia da persona a persona, dal tipo di trauma e dal supporto emotivo su cui la persona può contare.

Esiste un fenomeno conosciuto in biologia come “resilienza”, che è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno. Indica quindi la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzarsi positivamente davanti alle difficoltà, di resistere, integrare, costruire e riorganizzare positivamente la propria vita nonostante i vissuti spiacevoli.

Modificando quindi  meccanismi mentali che ne sono alla base,  la resilienza può essere sviluppata. Essa porta ad una tendenza a mantenere un equilibrio stabile nel funzionamento della persona. L’individuo può riscoprire le proprie risorse, e attraverso la consapevolezza,  innescare meccanismi diversificati così da far fronte ai fenomeni di ripetizione.

 

N. R. Carlson, Fisiologia del comportamento, Piccin, , Padova, 2002.

244 A. Pasetti, M. R. Trillo, Traumi psichici e formazioni ossessive, FrancoAngeli, Milano, 2007.

​MCristina Guberti Psicologa

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